Un edificio in ristrutturazione con il cappotto termico fatto di banconote da 50 euro, e un pacco di banconote da 500 euro sollevato da una gru
Il Superbonus è costato 130 miliardi. Cosa cambia per chi ristruttura nel 2026
22/8/26
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Nel nostro ufficio ci capita ancora oggi di spiegare come funzionava il Superbonus a chi non l'ha vissuto da vicino, o l'ha sentito solo raccontare male. È una buona base di partenza, perché il meccanismo era davvero semplice.

Un incentivo nato per essere quasi gratuito

Il Superbonus nasce con il decreto Rilancio del maggio 2020, in piena emergenza sanitaria. Isolavi l'edificio (il cosiddetto cappotto termico: un rivestimento isolante applicato sulle pareti esterne), sostituivi gli infissi o la caldaia, mettevi in sicurezza la struttura dal punto di vista sismico, e lo Stato ti restituiva il 110% della spesa come detrazione fiscale.

Il dettaglio che ha reso la misura popolare non era la percentuale, era lo sconto in fattura e la cessione del credito. In pratica, chi ristrutturava non doveva anticipare un euro: l'impresa eseguiva i lavori e incassava direttamente da una banca, che comprava il credito fiscale al posto del proprietario.

Il risultato è stato immediato, su una scala che nessuno aveva previsto con precisione. Secondo i dati ufficiali ENEA aggiornati al 31 gennaio 2026, il Superbonus 110% ha coinvolto oltre 500.000 edifici (502.919 asseverazioni), per investimenti ammessi a detrazione pari a 124,2 miliardi di euro. Il 97,1% dei lavori censiti risulta portato davvero a termine, non abbandonato a metà: va detto con la stessa chiarezza del resto.

Il conto reale: quasi 4 volte la stima

Il numero che oggi pesa sui conti pubblici è un altro: 130 miliardi di euro, l'onere per lo Stato in detrazioni maturate secondo lo stesso rapporto ENEA. Non è solo una cifra alta. È quasi 4 volte i 35 miliardi che la Ragioneria Generale dello Stato aveva previsto nel 2020, spalmati su quindici anni. Per dare una misura concreta alla differenza, 130 miliardi sono quasi quanto costa un anno intero di Fondo Sanitario Nazionale, il fondo che finanzia ospedali, medici di base e pronto soccorso in tutta Italia (134,1 miliardi nel 2024).

Sul perimetro esatto della spesa esistono letture diverse a seconda di cosa si misura. La Corte dei Conti calcola cifre superiori quando include l'insieme dei bonus edilizi e la proiezione dell'effetto nel tempo, non solo il Superbonus 110% isolato. In questo articolo usiamo il dato ENEA perché è la lettura amministrativa diretta, aggiornata mensilmente e verificabile pubblicamente, e lo dichiariamo perché ogni numero dovrebbe dire cosa misura davvero.

Grafico a cascata: dai 35 miliardi previsti nel 2020 ai 130 miliardi di costo reale nel 2026
Grafico a ciambella: il 97,1% dei lavori censiti da ENEA è stato completato davvero

Quando il credito si blocca: cosa succede a chi ha già finito i lavori

Il caso: il credito fiscale che non si riesce più a cedere

Il 17 febbraio 2023 un decreto ha bloccato, salvo poche eccezioni, ogni nuova cessione del credito e ogni nuovo sconto in fattura. Secondo le stime dell'ANCE, l'associazione dei costruttori edili, alla fine di maggio 2023 il valore dei crediti rimasti bloccati superava i 30 miliardi di euro, per circa 180.000 interventi fermi in tutta Italia.

È una situazione che si è presentata spesso, in questi anni, ed è utile raccontarla come caso tipico perché aiuta a capire un rischio che va oltre la singola norma. Un'impresa esegue i lavori di isolamento e adeguamento sismico su un condominio, contando di incassare tramite la cessione del credito fiscale maturato dai condòmini. Il decreto del 2023 arriva prima che l'ultima parte del credito venga ceduta. La banca che fino a quel momento comprava i crediti si ferma, e il credito resta bloccato nel cassetto fiscale, inutilizzabile per pagare l'impresa, che si ritrova con fatture emesse, lavori conclusi, e un pagamento che non arriva.

Chi si trova in mezzo, che sia un'impresa non pagata o un condominio che rischia un contenzioso per un credito mai monetizzato, scopre nel modo più difficile una cosa che vale per qualunque agevolazione fiscale complessa: il beneficio teorico e la liquidità reale sono due cose diverse, e la differenza si paga proprio quando la norma cambia a metà lavori.

Le regole per chi ristruttura nel 2026

Il 110% generalizzato non esiste più. Per il 2026 le aliquote dei principali bonus edilizi sono fissate al 50% per gli interventi sull'abitazione principale e al 36% per le seconde case, secondo la Legge di Bilancio in vigore. Senza più lo sconto in fattura generalizzato, chi ristruttura oggi deve avere la liquidità per anticipare la spesa, oppure pianificarla in detrazione sui prossimi anni di dichiarazione dei redditi.

Un business plan prima del cantiere, non dopo

Il Superbonus ha insegnato una cosa a chiunque lo abbia seguito da vicino: un incentivo che sembra gratuito ha comunque un conto, ed è molto meglio calcolarlo prima di firmare un contratto che scoprirlo a metà lavori.

È il lavoro che facciamo nei nostri uffici quando affianchiamo chi valuta un intervento di riqualificazione su un immobile o su un intero stabile: verificare quale aliquota si applica davvero, calcolare il piano di rientro della spesa anticipata, e costruire un business plan vero prima di aprire il cantiere. Se hai un progetto di riqualificazione sul tavolo e vuoi ragionarci sopra con i nostri professionisti prima di partire, parliamone.

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