Conto corrente 0,19%, vincolato 2,47%, casa affittata 4,71%: perché non si possono confrontare
Il confronto circola spesso in questa forma: il conto corrente rende lo 0,19%, un deposito vincolato il 2,47%, una casa affittata il 4,71%. Sembra dire che il mattone rende quasi il doppio del vincolato. Non è così, e la ragione è che i tre numeri sono tutti lordi, ma il lordo di un immobile contiene molte più cose del lordo di un deposito.
I primi due numeri vengono dalle rilevazioni di Banca d'Italia sui tassi alle famiglie. Il terzo è il rendimento lordo mediano da locazione nei comuni della provincia di Pesaro Urbino, calcolato incrociando i canoni dei contratti registrati con le quotazioni OMI.

Il primo taglio: le imposte
Sui depositi bancari gli interessi sono tassati al 26%. Sul canone di locazione, con la cedolare secca ordinaria, si paga il 21%.
Applicando le due aliquote restano 0,14% per il conto corrente, 1,83% per il vincolato e 3,72% per la casa affittata. La distanza fra il vincolato e l'immobile si è già quasi dimezzata rispetto a come appariva.

Il secondo taglio: quello che il deposito non ha
Dal 3,72% vanno tolte ancora quattro voci, e nessuna delle quattro esiste su un deposito.
L'IMU, quando non è abitazione principale. Le spese non recuperabili dall'inquilino. I mesi in cui l'immobile resta sfitto fra un contratto e l'altro. La manutenzione straordinaria, che non arriva ogni anno ma arriva.
Quanto pesano dipende dall'immobile, dallo stato in cui si trova e da come è gestito, e per questo non mettiamo una percentuale al posto loro: sarebbe un numero inventato. Quello che si può dire con certezza è che sul deposito quello che leggi è quello che prendi, e sull'immobile no.
Le due cose che il confronto fra percentuali non cattura
Ci sono poi due elementi che vanno in direzioni opposte e che nessuna delle due percentuali contiene.
A favore dell'immobile: la rivalutazione, che su un deposito non esiste, e la possibilità di intervenire sul bene per spostarne il valore. A sfavore: la liquidità, perché un vincolato si chiude in giorni e un immobile in mesi, e la concentrazione del rischio su un singolo bene in un singolo comune.
Il modo utile di leggere questi numeri non è chiedersi quale renda di più, ma quanto l'immobile paga per l'illiquidità e per il lavoro di gestione che il deposito non richiede. Se la differenza netta è di un punto e mezzo, la domanda diventa se quel punto e mezzo vale l'impegno. A volte sì, a volte no, e dipende dall'immobile: dentro quel 4,71% mediano ci sono comuni della provincia al 7,86% e comuni al 2,93%.
Hai un caso simile?
Se hai un immobile e vuoi sapere dove si colloca davvero nel mercato del suo comune, scrivici. Guardiamo i numeri della zona insieme e ti diciamo cosa cambia, senza impegno.
Fonti. Banca d'Italia, tassi sui depositi delle famiglie, luglio 2026. Agenzia delle Entrate, canoni registrati e quotazioni OMI 2025. ISTAT, indice dei prezzi al consumo NIC.





