Edifici residenziali di una città italiana

I prezzi delle case sono tornati al 2011. In potere d’acquisto ne valgono il 76%

25/10/26
7
min di lettura

Quando qualcuno ci chiede se sia il momento di comprare, la frase che sentiamo più spesso è che i prezzi delle case in Italia non scendono mai.

Abbiamo verificato quella frase sui dati pubblici, e regge solo a metà.

Anzi, il modo in cui non regge è la parte interessante.

Abbiamo preso due serie che di solito si guardano separate: le compravendite residenziali pubblicate dall'Agenzia delle Entrate e l'indice ISTAT dei prezzi delle abitazioni.

Le abbiamo messe entrambe a 100 sul quarto trimestre 2011 e le abbiamo lette con la somma mobile su quattro trimestri, che toglie la stagionalità.

Sono quattordici anni di storia, fino a marzo 2026.

Il fondo del ciclo italiano non cade nello stesso anno per tutti

Le compravendite toccano il minimo alla fine del 2013: 67,6% del 2011, cioè un terzo del mercato sparito.

In quel momento i prezzi erano scesi molto meno, all'89,5%.

È il dato che di solito si cita per dire che i prezzi tengono anche quando il mercato si ferma.

Solo che il calo dei prezzi non si era fermato lì.

È proseguito per altri cinque anni.

Il minimo dei prezzi arriva nel primo trimestre del 2019, a 81,7: 18 punti sotto il 2011.

Chi nel 2013 diceva di aspettare ha avuto ragione fino al 2019.

Il minimo delle compravendite nel 2013 e il minimo dei prezzi nel 2019 a confronto
I due minimi non cadono nello stesso anno: le compravendite toccano il fondo nel 2013, i prezzi cinque anni dopo.

Questo sfasamento non è un caso isolato di quegli anni: è la forma del ciclo.

Se si confrontano le due serie senza spostarle, la loro correlazione è appena 0,34.

Spostando i prezzi avanti di tre anni sale a 0,91.

I volumi girano per primi, i prezzi seguono con un ritardo di qualche anno.

Per chi deve decidere è un'informazione più utile del prezzo del mese: dice in che punto della sequenza ci si trova.

Oggi le compravendite sono al 134,5% del 2011, con 766.757 abitazioni scambiate nel solo 2025, e i prezzi sono risaliti al 99,7%.

Siamo nella fase in cui i volumi sono già alti da qualche anno e i prezzi stanno recuperando terreno.

In euro sembrano fermi, in potere d'acquisto no

C'è un secondo punto, e cambia il senso di tutto il resto.

L'indice dei prezzi delle abitazioni è nominale: misura euro correnti.

Dal 2011 al 2025 i prezzi al consumo in Italia sono saliti del 28%.

Vuol dire che una casa che oggi costa in euro quanto costava nel 2011 vale, in potere d'acquisto, il 76% di allora.

Nella media italiana il mattone non ha protetto dall'inflazione.

L'ha subita.

Prezzo medio delle case nel 2025 in euro correnti e al netto dell inflazione, base 2011
Lo stesso prezzo, letto in due modi: in euro e in potere d’acquisto.

Questo non rende il mattone un cattivo investimento: rende sbagliato il modo in cui di solito lo si misura.

Un immobile tenuto fermo per quattordici anni, senza lavori e senza reddito, ha perso circa un quarto del suo valore reale, anche se il numero sul contratto è rimasto lo stesso.

Dentro la media italiana ci sono due mercati opposti

L'ISTAT pubblica la stessa serie divisa fra abitazioni nuove e abitazioni esistenti, ed è lì che il quadro si apre.

Fra il 2011 e il 2025, in euro correnti, le nuove sono salite del 27% e le esistenti sono scese dell'11%.

Al netto dell'inflazione la distanza diventa netta: il nuovo è rimasto sostanzialmente al valore del 2011, l'esistente ne vale poco più di due terzi.

Prezzo reale nel 2025 delle case nuove e delle case esistenti rispetto al 2011
Al netto dell’inflazione le case nuove hanno tenuto, quelle esistenti hanno perso quasi un terzo.

Trenta punti di differenza fra due beni che stanno spesso nella stessa strada.

È la ragione per cui, quando valutiamo un immobile, la prima domanda non è a che prezzo si vende oggi, ma su quale delle due curve si trova e se può essere spostato sull'altra.

Cosa cambia per chi un immobile ce l'ha già

Chi possiede un appartamento degli anni Sessanta o Settanta, mai ristrutturato, sta guardando la serie che ha perso quasi un terzo del valore reale.

Non è una previsione: è quello che è successo negli ultimi quattordici anni.

La leva che sposta un immobile dalla curva bassa a quella alta è il lavoro che ci si fa sopra: riqualificazione energetica, rifacimento degli impianti, in certi casi il cambio di destinazione o la divisione in unità che hanno un mercato più largo.

Non funziona ovunque e non conviene sempre.

Un intervento serio costa intorno ai 1.000 euro al metro quadro, e in molti comuni il divario di listino fra uno stato normale e uno stato ottimo non arriva a coprirlo.

Per questo il conto va fatto prima, immobile per immobile, non a occhio.

Il senso di questi numeri, per un proprietario, è semplice: aspettare che il mercato faccia il lavoro al posto tuo è la strategia che negli ultimi quattordici anni ha reso meno di zero in termini reali.

Aspettare avendo in mano un immobile che nel frattempo si trasforma è un'altra cosa.

Cosa resta fuori da quel 76%

L'indice ISTAT segue i prezzi di tutte le case vendute in Italia: non dice quanto vale la tua, né come è andata la tua zona.

Misura il prezzo, non quello che la casa ha reso nel frattempo: un affitto incassato, o un canone che non si è pagato abitandoci, in quel numero non ci sono.

Chi ha comprato col mutuo ha fatto i conti anche con tasso, rata e durata, che l'indice non vede.

Se la casa è il primo e unico investimento di una famiglia, cosa succede al resto del patrimonio quando quell'investimento perde quasi un quarto del potere d'acquisto?

Fonti. Agenzia delle Entrate, compravendite residenziali, dati definitivi 2011-2024 e provvisori 2025-2026. ISTAT, indice dei prezzi delle abitazioni, serie totale, nuove ed esistenti. ISTAT, indice dei prezzi al consumo NIC, medie annue.

Autore
Yannick Sciamanna
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